E la mattina ti guardai dormire.
Mi svegliai in un abbraccio caldo fatto di sole e di braccia, e io sentì qualcosa sciogliersi dentro che mi lasciò irrequieta.
Di tutti i baci e di tutte le tenerezze solo in quel momento ho guardato oltre. Con timore.
Ma tu eri li. E dolcemente mi cingevi tenendomi salda alla verità.
Non era niente a cui fossi abituata, nulla che conoscessi, eppure sapevo di aver cercato questo a lungo pur non possedendone la forma e la dimensione per descrivela.
Era tutto vero, non eravamo altrove.
Non sapevo fossi tu …………….. ma era da tanto tempo che ti aspettavo.
Allora mi girai e ti guardai dormire.
Ti guardai perdutamente affamata di quell’ immagine … ti seguivo respirare tutta la luce che entrava dalla finestra … e non potevo, ne riuscivo a smettere di fissare tutto di te in me, insiprando il colore candido della tua pelle.
Con gli occhi accarezzai tutto il tuo viso per non svegliarti.
Avevi quasi un sorriso sulle labbra, e sembrava parlare di una serenità che ti invidiai … … … io che non so dormire da sempre, e sono sempre in ansia … desiderai il contagio! Contagiami!
Mi sembravi un bambino. Un bambino sereno e senza pensieri.
Mi scoppio la tenerezza in gola. Ti volevo bene.
Io ti voglio bene.
Ti guardavo … e tu con gli occhi chiusi sapevi dove cercarmi con le mani. E io con gli occhi chiusi sapevo dove sarei voluta rimanere mentre un altro abbraccio mi ridava respiro in quella strana paura che cominciavo ad avere. Sospirando contro la tua pelle cercavo di nuovo lo smarrimento con cui ti avevo abbracciato quella notte che si era presa la mia paura e poi era volata via.
Ma non riaccadeva … e come sotto un incantesimo riprendevo a guardarti senza saper fare niente … nient’altro che sorriderti mentre dormivi, e intanto pensavo "… adesso lo sveglio e lo divoro di baci …"
Un senso euforico mi appagava e allo stesso tempo mi preoccupava.
Non avevo nessun pentimento. Nessuna angoscia. Nessuna delusione o paura. Niente di quello che ero prima di incontrarti era sopravvissuto, appassendo precipitosamente.
"… sono un irresponsabile …"
Forse non lo sai: ma oltre un punto e a capo su quel argomento … avevi aggiunto una frase dal sapore dolce e un punto esclamativo!
Non avevo dubbi: ti ho incontranto per incontrarmi.
Tu sei stato mio.
E adesso che mi avevi fatta tua … mi sentivo più mia … più io …
Volevo te, ma senza interagire con quel immagine. Volevo rimanessi con me per tutto quello che non si può afferare, nemmeno con le parole. Volevo trattenere il tuo affetto, il tuo rispetto. La tua tenerezza e tutti i tuoi gesti. Volevo il tuo sguardo su di me, e la tua risata. Volevo la tua voce che dipinge il mio nome.
Perchè era questo che era per me ……. e non tu.
No: tu non eri per me e lo sapevo bene da prima.
E continuai a guardarti.
Come quando da piccola osservavo il cielo e tutto quello che conteneva, sognando di poter volare via.
Lo sognavo nell’ azzurro tra nuvole paffute che mi costruivano figure, e nel nero inquietante che brillava di mille luci, lo sognavo in quelle notti stellate che mi ammutolivano e risucchiava tutto nella pampa …
Quando mi fissavo allo specchio e incrociavo i miei occhi che allora erano azzurri …. li fissavo convinta possedessero un pò di cielo con bel tempo.
Amavo i miei occhi di bambina così puri …
Amavo il cielo.
Non esisteva nient’ altro per me tanto mi ci concentravo.
Diventavo sorda al mondo … mia madre poteva chiamarmi per ore che non la sentivo finchè non mi trovavo a guardarla …
Mi estraniavo dalla realtà, mi fermavo a pensarla da lontano, fissando quello spettacolo con timore …
Eppure con amore, un amore che sommergeva tutto e immergeva tutto nella quiete. Perchè era un rifugio. Era una speranza.
Pensavo a queste cose e mi alzai.
"… no, dai … vieni qui!"
Scivolai verso di te come un bruchino …. e mi raggomitolai tra le tue braccia per baciarti tutto il viso con amarezza.
Un broncio comincio a conformarsi.
Non volevo andar via. Non volevo lasciare il mio angolo al settimo cielo.
No, no ti dimenticherò. Mai. Le cose non dette sono le più vere. Sarai sempre speciale e lo sai. Tu sei unico.
Soffrire talvolta è inevitabile. E’ giusto.
E poi io non soffro per tristezza se penso a te; tu non sei un pensiero triste.
I pensieri tristi li ho io.
No, tu no … tu sei il cielo blu che fisso impensierita con passione.
Sia che piova, si rabbui o tiri vento ….. lassù nascosto permane il sole.
Il cielo è sempre blu, anche quando non si vede.


"Come DIMMI? Piaciona … dovevi telefonarmi per farmi sapere! Sono passati 9 giorni di quei 7 che avevate detto, vi devo chiamare io??"





