Il mio blog l’ ho aperto per comunicare "al mondo" della mia fame di parlare e di esprimermi coinvolta da un disturbo dell’ alimentazione, così introduceva il mio primo post, e così ho continuato a scrivere di me e di cio che vedevo.
Una volta ho letto da qualche parte in una rivista che da come si mangia si può capire il modo di essere di una persona, e quindi di osservare durante i pasti chi non conosciamo bene; ad esempio: se mangia con ingordigia qualunque cosa, si tratta probabilmente di una persona che vuole tutto e si aspetta tutto dagli altri …. oppure, se è schizzinosa nei cibi è probabile che sia una persona molto rigida che giudica molto duramente il prossimo, eccetera …
E quante volte ho letto sul Cosmopolitan di mia Sorella Maggiore di come scoprire da questi particolari "come sarà il tuo nuovo boy sotto le lenzuola"?
Tanto assurdo poi non è ….. perchè, se penso a me, nel mio modo di mangiare è lampante su come tenda a rapportarmi con gli altri!
Per un certo periodo o ingurgitato quantità enormi di cibo a caso, non c’ era niente che mi piacesse più di un altra, mi sentivo sempre vuota e insoddisfatta; e così con le persone: senza mi sentivo completamente persa, cercavo continuamente la presenza di qualcuno, non tanto per paura di rimanere sola, quanto per paura di non essere in grado di saper stare senza gli altri … e purtroppo mi andava bene tutto! Tanto non mi affezionavo a nesuno in particolare. Non permettevo a nessuno, o quasi, di rendersi speciale o indispensabile.
Poi il cabiamento! Basta: il rifiuto di tutto! Ogni cosa che mangiavo la odiavo, e la rimettevo con rabbia e disprezzo convinta che si fosse introdotta in me per rovinarmi … la paura nel prossimo si mutò in rabbia contro di me, mangiavo solo per mentire agli altri, mi sentivo insoddisfatta di me perchè volevo rassicurare tutti e lo facevo disonestamente, solo perchè tenevo ad affetti per i quali contava di più l’ apparente serenità che preoccuparsi di un dolore reale così grande. Odiavo il cibo, e odiavo avere fame perchè mi obbligava a cercarlo e nella maniera più sbagliata; odiavo la mia famiglia, ma nella tremenda solitudine in cui mi ero barricata per paura di soffrire, non facevo che seguirla e cercarla per soddisfarla in tutto.
Digiuni, tremendi digiuni fatti di tre cucchiai di zucchero, qualche decilitro di teh o tisane e una costa di sedano.
Ma poi un giorno la paura e sfiducia negli altri si mutò in un legittimo timore, la rabbia contro di me in compassione, e ho cominciato a concedermi una coccola, una tenerezza, una carezza alimentare: una caramella, un quadratino di cioccolata, un cucchiaino di Nutella … Poi diventarono un frutto, due centinaia di calorie, un pasto al giorno …! Da allora, ed ero in terapia, questi momenti erano legge: meritavo quelle coccole, e mai mi sentivo in colpa per concedermi dei premi simili, anzi li cercavo! Quando ho ripreso a mangiare mi stupiva il sapore della pasta e della carne, ma non del dolce o della cioccolata! Avevo cominciato a incontrare le persone che mi leggevano qui, avevo riaperto la mia vita a nuove amicizie, non mi sentivo più sola, ero meno arrabbiata con me e percepivo di essere sinceramente voluta bene. Cercavo ancora però di non farmi coinvolgere troppo, mi concedevo pochissimi eclatanti momenti di gioia o temporanea soddisfazione.
La quantità dei miei pasti è cresciuta in misura al coraggio che cominciavo a mettere nel mio agire, nel mio vivere.
Più grandi erano i rischi che decidevo di affrontare, più alto erano il numero di calorie che assumevo.
Ora, oggi, ho un peso normale che mi terrorizza, questo mi rende spesso infelice, ma mi incoraggio a conservarlo, anche se a volte vorrei essere più magra e mi in teoria sarei a dieta, sono contenta se al mattino mi sveglio con voglia di mangiare e scopro di non aver saltato nemmeno un pasto il giorno prima! Ora ho accanto qualcuno che mi fa senitre bellissima così come sono: ho "il ragazzo", "il moroso"; non so se sono pronta, ma ho incontrato qualcuno per il quale voglio vivere appieno qualcosa di normale: la condivisione equa di affetto; anche se dentro sono terrorizzata da questa normalità che non conosco, e mi vedo imperfetta e impreparata ad affrontarla, ogni giorno mi incoraggio a vivere tutto questo per come lo sento, e sono contenta di svegliarmi al mattino e scoprire che ammetto senza vergogna che mi manca lui… Cosa c’ è di più normale che sentirsi innamorati?
Il mio appetito mi parla di me. Il cibo è la voce del mio io.
E oggi ripensavo al mio blog: io parlo di come mangio ……. parlo come mangio ……. io sono me stessa, io qui parlo di me. Ho affrontato un argomento complesso raccontando dei miei disturbi alimentari e mettendomi in discussione, molto spesso ho potuto leggere "mi sento/sentivo come te" … ed ero felice di saper dare voce a un dolore purtroppo diffuso; ma contrariamente ai miei timori e alle mie aspettative, anche chi non aveva mai vissuto la malattia mi ha compreso.
Non c’ è niente di prodigioso in cio che ho scritto …
Il cibo è l’ esperanto silenzioso del nostro essere. In ogni angolo del mondo, per tutte le culture, il cibo parla la stessa lingua: il digiuno scelto purifica, lega alla spiritualità. E ogni festa, ogni momento di gioia, di condivisione, ogni avvenimento grandioso, viene accompagnato da un banchetto! Anche se i motivi di gioia sono diversi per ogni cultura o religione, è impossibile pensare che è successo qualcosa di brutto se vediamo un numero sostanzioso di persone che si ritrova a mangiare!
Ai sentimenti più intensi diamo un sapore definendoli "dolci" o "amari", e percepiamo "asprezza" in chi si rapporta con noi … a volte trattiamo argomenti "piccanti"!
Ci provoca stima e ammirazioni chi rinuncia agli agi e si nutre del minimo in nome della sua fede. E chi sorriderebbe a una torta nella vetrina di una pasticceria se la sua esistenza significasse un giorno triste?
Non esiste una lingua che ci impedisca di capire questo, perchè il cibo ha un linguaggio che capiamo sempre. D’ altra parte ci conosce da vicino, ci abita dentro!