Archivio per Agosto 2006

Attesa

Agosto 30, 2006

La promessa era chiara: avrebbe chiamato lui.
Certo sembra sciocco li per lì … lo osservi come semplice l’ aspettare che si faccia la fine del mese. Sembra un chiaro punto di riferimento quel tempo indicativo, ma con il passare delle settimane diventa un aprossimazione crudele.
Ha detto che avrebbe chiamato, comunque … quindi perchè pensarci?
Certo l’ altro giorno avrei avuto bisogno di lui … Piangevo, avevo paura … mi sarebbe servito sentirlo, ne avevo il permesso ……… ma avrebbe detto le solite cose, sicuramente quelle che mi erano gia state dette dal primo soccorritore che ho trovato quella sera, mentre tutto piangeva e si lavava, quando mi sono sentita sola e persa, e una mano mi è stata allungata …. poi il timore di disturbare, di essere inopportuna e inattesa ….
Meglio aspettare che sentirmi rifiutare …
Tanto manca poco …
E ho trasformato le ore in macigni, fissando il telefono, domandandomi perchè non fosse ancora tornato.
Forse il telefono nuovo non funziona bene … beh, si! Le telefonate degli altri le riceve, ma forse non prende le sue e io non lo so!
Ho passato giorni a controllare di non aver perso chiamate, ansiosa.
Non trovare simbolini sullo schermo mi lasciava un pò triste, un pò indispettita …
E se …?
E se siccome non mi sono fatta sentire io decidesse che non serve più che ci vediamo?
E se all’ improvviso mi chiamasse, ma per dirmi "Ok,  basta."???
ODDIO, NO …….. come faccio io??!?
Perchè non chiama??!?
Mi basterebbe un messaggino!
Forse dovrei scriverglielo io … però per dirgli cosa?
Non voglio pensi sia ossessionata …….. perchè lo sono, ma non voglio che lo sappia così!
Chiamarlo adesso poi …….. non serve a niente, ormai è finito il mese, sicuramente si farà sentire.
Perchè l’ ha promesso.
Lui ha sempre mantenuto le promesse …….. io posso credergli.
E poi chi mi vuol bene mi accompagna nelle mie preoccupazioni, non sono sola grazie al cielo …
Combatto le mie guerre dei pasti abbracciata a qualcuno.
…….

Dormo, aspetto l’ ennesimo giorno di lavoro.
Sul cuscino tengo il telefono senza audio, cerco di sognare e di non pensare a quello che devo fare.
Mi rifugio in un Ricordo. Un bacio, una mano nella mia, un petto dove affondo il viso, una parola sussurrata nell’ orecchio …
Vibra il telefono squotendomi dal torpore con forza.
E’ lui
"Buon giorno, sono il dottor *****. Volevo dirle che sono tornato a Milano, e se per lei va bene possimao vederci questa settimana ….. ….. ….. quindi non può solo il giovedì? ….. si, è dopodomani.Domani allora può? Alle 9 è troppo presto? Allora facciamo alle 10. Bene … allora a domani, arrivederci"
Non ce la facevo più! Un mese è tanto …! E’ stato quasi peggio che star lontana dal mio Pinguino più di 2 settimane …

Stratagemmi

Agosto 10, 2006

Mi sono ritrovata qui seduta in casa, davanti al mio computer, senza internet, in preda al disperato bisogno di scrivere.
E ho scritto!
Mi mancava farlo …..
Così, da oggi, continuerò a farlo, per poi portarlo qui e lasciarlo nel posto che gli concerne: IL MIO ADORATO BLOG!
Non posso permettermi di soggiornare nell’ internet point, quindi non sarà esattamente come prima, ma per lo meno non mi privo di questo diario trascurato, che in passato mi ha dato così tanto!
A prestissimo!

Parlare come mangiare

Agosto 10, 2006

Il mio blog l’ ho aperto per comunicare "al mondo" della mia fame di parlare e di esprimermi coinvolta da un disturbo dell’ alimentazione, così introduceva il mio primo post, e così ho continuato a scrivere di me e di cio che vedevo.
Una volta ho letto da qualche parte in una rivista che da come si mangia si può capire il modo di essere di una persona, e quindi di osservare durante i pasti chi non conosciamo bene; ad esempio: se mangia con ingordigia qualunque cosa, si tratta probabilmente di una persona che vuole tutto e si aspetta tutto dagli altri …. oppure, se è schizzinosa nei cibi è probabile che sia una persona molto rigida che giudica molto duramente il prossimo, eccetera …
E quante volte ho letto sul Cosmopolitan di mia Sorella Maggiore di come scoprire da questi particolari "come sarà il tuo nuovo boy sotto le lenzuola"?

Tanto assurdo poi non è ….. perchè, se penso a me, nel mio modo di mangiare è lampante su come tenda a rapportarmi con gli altri!

Per un certo periodo o ingurgitato quantità enormi di cibo a caso, non c’ era niente che mi piacesse più di un altra, mi sentivo sempre vuota e insoddisfatta; e così con le persone: senza mi sentivo completamente persa, cercavo continuamente la presenza di qualcuno, non tanto per paura di rimanere sola, quanto per paura di non essere in grado di saper stare senza gli altri … e purtroppo mi andava bene tutto! Tanto non mi affezionavo a nesuno in particolare. Non permettevo a nessuno, o quasi, di rendersi speciale o indispensabile.

Poi il cabiamento! Basta: il rifiuto di tutto! Ogni cosa che mangiavo la odiavo, e la rimettevo con rabbia e disprezzo convinta che si fosse introdotta in me per rovinarmi … la paura nel prossimo si mutò in rabbia contro di me, mangiavo solo per mentire agli altri, mi sentivo insoddisfatta di me perchè volevo rassicurare tutti e lo facevo disonestamente, solo perchè tenevo ad affetti per i quali contava di più l’ apparente serenità che preoccuparsi di un dolore reale così grande. Odiavo il cibo, e odiavo avere fame perchè mi obbligava a cercarlo e nella maniera più sbagliata; odiavo la mia famiglia, ma nella tremenda solitudine in cui mi ero barricata per paura di soffrire, non facevo che seguirla e cercarla per soddisfarla in tutto.
Digiuni, tremendi digiuni fatti di tre cucchiai di zucchero, qualche decilitro di teh o tisane e una costa di sedano.

Ma poi un giorno la paura e sfiducia negli altri si mutò in un legittimo timore, la rabbia contro di me in compassione, e ho cominciato a concedermi una coccola, una tenerezza, una carezza alimentare: una caramella, un quadratino di cioccolata, un cucchiaino di Nutella … Poi diventarono un frutto, due centinaia di calorie, un pasto al giorno …! Da allora, ed ero in terapia, questi momenti erano legge: meritavo quelle coccole, e mai mi sentivo in colpa per concedermi dei premi simili, anzi li cercavo! Quando ho ripreso a mangiare mi stupiva il sapore della pasta e della carne, ma non del dolce o della cioccolata! Avevo cominciato a incontrare le persone che mi leggevano qui, avevo riaperto la mia vita a nuove amicizie, non mi sentivo più sola, ero meno arrabbiata con me e percepivo di essere sinceramente voluta bene. Cercavo ancora però di non farmi coinvolgere troppo, mi concedevo pochissimi eclatanti momenti di gioia o temporanea soddisfazione.

La quantità dei miei pasti è cresciuta in misura al coraggio che cominciavo a mettere nel mio agire, nel mio vivere.
Più grandi erano i rischi che decidevo di affrontare, più alto erano il numero di calorie che assumevo.

Ora, oggi, ho un peso normale che mi terrorizza, questo mi rende spesso infelice, ma mi incoraggio a conservarlo, anche se a volte vorrei essere più magra e mi in teoria sarei a dieta, sono contenta se al mattino mi sveglio con voglia di mangiare e scopro di non aver saltato nemmeno un pasto il giorno prima! Ora ho accanto qualcuno che mi fa senitre bellissima così come sono: ho "il ragazzo", "il moroso"; non so se sono pronta, ma ho incontrato qualcuno per il quale voglio vivere appieno qualcosa di normale: la condivisione equa di affetto; anche se dentro sono terrorizzata da questa normalità che non conosco, e mi vedo imperfetta e impreparata ad affrontarla, ogni giorno mi incoraggio a vivere tutto questo per come lo sento, e sono contenta di svegliarmi al mattino e scoprire che ammetto senza vergogna che mi manca lui… Cosa c’ è di più normale che sentirsi innamorati?

Il mio appetito mi parla di me. Il cibo è la voce del mio io.
E oggi ripensavo al mio blog: io parlo di come mangio ……. parlo come mangio ……. io sono me stessa, io qui parlo di me. Ho affrontato un argomento complesso raccontando dei miei disturbi alimentari e mettendomi in discussione, molto spesso ho potuto leggere "mi sento/sentivo come te" … ed ero felice di saper dare voce a un dolore purtroppo diffuso; ma contrariamente ai miei timori e alle mie aspettative, anche chi non aveva mai vissuto la malattia mi ha compreso.
Non c’ è niente di prodigioso in cio che ho scritto …

Il cibo è l’ esperanto silenzioso del nostro essere. In ogni angolo del mondo, per tutte le culture, il cibo parla la stessa lingua: il digiuno scelto purifica, lega alla spiritualità. E ogni festa, ogni momento di gioia, di condivisione, ogni avvenimento grandioso, viene accompagnato da un banchetto! Anche se i motivi di gioia sono diversi per ogni cultura o religione, è impossibile pensare che è successo qualcosa di brutto se vediamo un numero sostanzioso di persone che si ritrova a mangiare!
Ai sentimenti più intensi diamo un sapore definendoli "dolci" o "amari", e percepiamo "asprezza" in chi si rapporta con noi … a volte trattiamo argomenti "piccanti"!
Ci provoca stima e ammirazioni chi rinuncia agli agi e si nutre del minimo in nome della sua fede. E chi sorriderebbe a una torta nella vetrina di una pasticceria se la sua esistenza significasse un giorno triste?
Non esiste una lingua che ci impedisca di capire questo, perchè il cibo ha un linguaggio che capiamo sempre. D’ altra parte ci conosce da vicino, ci abita dentro!

Veronika decide di morire

Agosto 10, 2006

Ho iniziato a leggere questo libro ricordando cio che sono stata, questo mi affascinava del titolo!
Talvolta si decide di morire.
A volte qualcuno prova a spiegare perchè.
E Paulo Coelho mi ha riaccompagnato con le sue parole a rivivere le mie, che non ho mai scritto, ma ferme nei ricordi anche se non mi appartengono più.
Le rileggo nel mio passato e le vedo così assurde..! Sembrano neve ad agosto!
Fatte di una logica crudele, come la protagonista, anche io mi sentivo gia morta dentro una vita che giorno dopo giorno si susseguiva identica, uccidendomi malamente con il suo essere vuota, inappagante, insoddisfacente. Soprattutto deludente e offensiva verso chi mi voleva bene …
Ci si sente imprigionati.
Io poi mi esasperavo nei miei sintomi, bloccata in casa dagli attacchi di panico, chiusa in un mutismo che non gestivo, persa e sospesa in troppi pensieri tristi, io che vorrei essere perfetta non vedevo vie di uscita da quel esistere senza essere … e la mia pelle si ricopriva sempre di più tagli, oscene ferite che lenivano la mia angoscia di non saperlo dire.
Veronika era infelice dei suoi successi mediocri. Lei si sentiva incastrata in una vita ingiusta. E anche se la capivo, mentre leggevo avrei voluto fermare le sue mani che portavano alla bocca quei sonniferi con cui tentò di avvelenarsi.
Ma è quel gesto con cui la storia ha inizio, è da qui che parte tutto.
Perchè lei non muore, sopravvive per vedere il suo cuore malato promettere di cedere alla morte da lì a pochi giorni.
Si risveglia rinchiusa in un manicomio con una diagnosi determinante, e aspetta impaziente il meraviglioso momento in cui morirà; abbracciata a quella promessa si rifugia dal mondo, e vive l’ incontro con se stessa senza giudicarsi, senza disciplinarsi in alcun modo. Si lascia travolgere dai suoi sentimenti; rabbia, gioia e amore, in barba alla apatia che l’ aveva trascinata verso quella decisione così drastica.
Scopre il buono della "follia", e decide di concedersi cio che non si era mai concessa, esprimendosi senza timore di dispiacere qualcuno, scopre di volersi bene per com’ è, trova il coraggio di dire a se stessa cosa desiderasse, cosa sognasse …
Quante volte ho taciuto i miei sogni per la gloria del "senso pratico" che mi hanno imposto i miei genitori?
Veronika comincia a volersi bene, e la sua vita forse non cambia o cambierà nella routine, eppure lei smette di vederla come una circostanza rigida e immutevole, comincia a volerla e ad affrontarla per come è lei, non sente più la necessità di appartenere a uno standard imposto per sentirsi nel giusto, dal suo punto di vista non conta più gia che otterrà cio che ha deciso egoisticamente per se: lei morirà presto! La sua vita cambia.
Ed è allora, in questo susseguirsi frenetico di ore stravolgenti, che ritrova un posto nella sua vita e comincia ad amarla. Perchè Veronika "voleva uccidere una se stessa che odiava, ma non sapeva che dentro di se esistessero altre Veronike che potesse amare."
Si innamora di se stessa, della vita, e di un uomo.
E’ vero: Veronika decide di morire. Ma non si limita a questo: decide per se per la prima volta, Veronika fa una scelta autonoma. Decide di morire e uccide quella Veronika amareggiata, avvelenata dal "desiderio di avere tutto sotto controllo" che fa smettere il manifestarsi delle passioni, perdendo ogni desiderio; senza voglia "ne di vivere ne di morire", e quella Veronika occupava tutto e non era che Il Niente.
Veronika decide di morire: e questa morte la libera, rendendola mille volte più viva di chiunque altro!