Se ci penso non ci credo … perchè era proprio quello che sognavo.
E ho preparato il mio abitino da sera, lo stesso che sfoggiai per la nostra prima cena seria e romantica a Udine, con un pò di nostalgia per quella sera.
Tra falene nelle luminarie e farfalle nello stomaco, perdutamente dissolta nei suoi occhi scuri, lo guardavo e cercavo di essere la donna innamorata che mi sentivo senza paura. Mi domandavo cosa di me potesse disturbarlo e cosa no, e mi sforzavo di essere genuina. E lui mi guardava con quegli occhi che mi fanno sentire talmente bella…! Ma non dicevamo niente, per non sciupare gli istanti.
Ma è passato un anno.
Dopo qualche settimana sentirci al telefono era un rituale dolcissimo in cui dolcemente soffrivo. Ricordo di aver rimpianto, qualche sera, di tornare a casa e di non poterlo invitare a fare due passi con me. Lottavo fra il timore di queste anomalie, e il sussurro rassicurante della sua voce: "Tata…! Andrà tutto bene…" … chiudevo la chiamata sussurrando l’ultimo "buona notte" con le labbra appoggiate al telefono, e per me lui era lì, sulla mia bocca.
I giorni prima di partire per stare con lui entravo in panico euforico, e quando dovevamo lasciarci piangevo di paura … non sò quante valige ho fatto in preda a pianti convulsi e fulminei che si scioglievano in pochi secondi dentro una risata.
C’è stato un istante in cui mi sono domandata se fosse giusto costringerlo a sopportare le mie ansie e i miei traumi … c’è stato un istante in cui avrei preferito lasciarlo che vederlo penare dietro alle mie ferite.
Dopo quel giorno tutti i "Ti amo" hanno preso uno spessore, non più sussurrati con prudenza, riecheggiavano smielati in tutti i nostri sguardi.
Un giorno ho scoperto che se non lo baciavo nell’istante in cui lo desideravo sarei potuta morire di rimpianti, e così sono cominciati i placcaggi: che fossimo in mezzo alla strada, in piazza, al ristorante o a casa, scattava il mio trascinarlo per un braccio in un angolo riparato per prendermi dalla sua bocca il suo sorriso.
Dio, com’è dolce il suo sorriso!
Una volta, in uno di quei mesi in cui non riuscivamo ad
abbracciarci, l’ansia di non poter scrutare il suo viso, conoscendo il
mio che ormai non celava più nulla dei miei sentimenti, spaventata da
quello che provavo per lui gli dissi:
"… ma tu … mi vuoi ancora bene? Si? Andrà tutto bene, vero?"
"Ma tata..! Che discorsi! Io … ti amo … tantissimo … anzi: anche più di prima …"
E quel timore, stupito, sincero, mi travolse dilaniando i guinzagli della prudenza.
Credo che sia stato allora che io mi sia sentita decisamente un NOI.
Un noi che poteva seriamente progettare una intera vita insieme.
Come si diventa presuntuosi quando si ama!
E’ passato un anno da festeggiare, questo mi sono detta lunedì sera seduta davanti a lui.
E mentre flash delle cene passate tornavano alla mente mi sono resa conto di quanto tempo fosse.
A me sembrava tutto iniziato ieri, ma se così fosse stato non avrei mai potuto parlargli con la serenità con cui lo faccio oggi … ho molte meno domande da porgli sul suo io, e sempre meno cose da raccontare sul mio io. Le farfalle non riempono più lo stomaco, solo un imbarazzo, talvolta, mi percorre le guance quando lo guardo ridere.
Se mi prende la mano e mi guarda dicendomi che sono bellissima, però, mi sento ancora come al primo appuntamento!
Ma questo non mi ha impedito di fare la stupida a tavola, buttando battute in risposta alle sue e viceversa.
Siamo cambiati tanto in un anno.
Si costruiscono grandi ponti in un anno, e non c’è dubbio che questo implichi per forza di conoscere le proprie forze e i propri materiali per costruirlo, disposti a ricevere visite oltre che a farle.
Quanto si ottiene con un pò d’amore? Quanta fiducia si riesce a riporre una volta deposte le armi …!


