Archivio per Maggio 2008

Il cuore annodato

Maggio 29, 2008

Ricordo ancora quel viaggio lunghissimo così tanto atteso, e l’emozione di star per dormire nella mia nuova casa; mia e dell’amore della mia vita.
Ricordo che era buio, e salivo le scale, le salivo illuminata dalla luce del cortile, e davanti alla finestra della mia cucina li ho visti muoversi. Erano due gatti grandi, ma non adulti, due fratelli abbracciati in una notte d’inizio inverno.
Copie dello stesso manto, uno grigio e uno nero, con una macchia bianca sotto il collo. Scapparono stupiti, salirono nella legnaia di fronte.
Per giorni li ho visti salire scendere da quella legnaia, spiarmi da in cima alla scala, o da quella finestrella, fidati solo della Nonna che dava loro da mangiare. Simbiotici, si accompagnavano ovunque. Distanti pochi metri, diffidenti, un giorno li conquistai con un pugno di crocchette per gatti.
Ogni mattina, appena aperte le imposte, cominciarono a correre per poter miagolare le loro richieste, e oltre quella razione simbolica, ottenevano carezze e quei grattini che non trovavano da nessun’altra parte.
Ed erano “quasi” nostri …! Una presenza così dolce … Il gatto nero con gli occhi gialli, un maschio, lo chiamammo “Capo”, così come si chiama il caffè macchiato a Trieste. E la gatta grigia con gli occhi verdi, con quel fare aggressivo, la battezzammo come la salsa al rafano, l’acida e piccantissima Kren.
Arrivò la primavera e con lei gli amori, eppure quell’appuntamento al mattino non saltava. Crebbe la pancia di Kren, Capo si smagrì cantando serenate. Nonostante passassero più tempo lontani, separati dalla vita, tra di loro continuarono a essere attenti, gentili, affettuosi, si pulivano a vicenda in baci interminabili.
Un mese fa Kren divenne mamma di cuccioli segreti, nascosti lontani da tutto, così come la sua sorella maggiore “Venere”. E noi speravamo ce ne fosse uno nero, e lo speravamo senza promettere niente.
Venere consegnò i gattini al cortile, e poco dopo, due settimane fa, 12 ore dopo aver giurato che non avremmo scelto il primo gatto entrato nel cortile perchè ne volevamo uno nero, Kren arrivò baciata da una piogerella capricciosa, trascinando a stento il primo cucciolo.
Era nero.
Scesi di corsa per aiutarla, e quel batuffolino trotterellò verso i miei piedi, lo presi e lo diedi a CDF perchè lo mettesse nella legnaia. Ne arrivarono così altri 4, ma quello nero era unico. Capo venne così sfrattato dal suo monolocale, senza che si lamentasse, con l’orgoglio che ostentava per il primo cucciolo ci fu chiaro di chi fosse figlio.
Pochi giorni dopo io salì lassù, sentì miagolare vicino a Kren, lei mi lasciò toccarli, prenderne uno, e nel buio non vidi di aver scelto quello nero. Lo portai via e lei non disse nulla, lo vide in casa nostra e non disse altro, solo si angosciava se lo sentiva piangere, ma ormai lo aveva consegnato.

Ieri mattina non è arrivata per la colazione, e nemmeno questa; come è capitato a tanti altri gatti non ha finito di attraversare la strada, non ha concluso il suo percorso. Chissà dove andava, e chissà se ha pensato ai suoi piccoli mentre tutto finiva. Chissà se è stata serena quando ha capito che rimanevano a noi.

Suo fratello è tornato. Guarda la legnaia dalla finestra di casa mia e socchiude gli occhi. Ha lasciato nella ciotola l’esatta metà del cibo, come sempre; non ha mai mangiato più della sorella, anzi …

I suoi piccoli hanno fame e sembrano sperduti, da ieri tentano di imparare a mangiare da soli quello che gli lascio, e si nascondono da tutti. Che aspettino la loro mamma oppure no, loro vanno avanti.

Sul collo mi dorme il piccolo Renoir; ha giocato fino adesso con me, la sua nuova mamma, e ora fa le fusa. La sua cuccia è quella coperta che ho prestato ai suoi genitori nei mesi più freddi. Forse da grande avrà gli occhi verdi.

Un peso sulla gola mi commuove questa mattina.