Archivio per Giugno 2008

La rivincita

Giugno 9, 2008

Da quando convivo ho scoperto mille sfumature della libertà, nonostante effettivamente debba condividere gli spazi con il mio amore.

Ho potuto scordare la scomodità di spartire un’armadio con chissà quanti fratelli, di veder sparire i miei biscotti dalla credenza, di dover nascondere i cioccolatini sotto il letto, di perdere le mie cose e ritrovarle in mezzo a quelle degli altri.
La TV me la gestisco come voglio, e la radio sta accesa un sacco di ore.
Se mi va posso occupare metà del tavolo per fare le mie cose, e ascoltare la mia musica preferita mentre faccio le pulizie.

Permane un certo caos nel mio gestire questi spazi, ma è perchè è rimasta ancora quell’abitudine maturata in 20 anni, che uno spazio mio per ogni mia cosa non ce l’ho; e continuo a crearmelo disseminando sui mobili orecchini e pennelli ….. per fortuna a casa non abbiamo mai finito di arredare, o credo davvero che verremmo sommersi dalla mia confusione.

Confusa e spaesata. Mi sembra di aver conquistato un nuovo mondo.
Ogni sera mi ritrovo ancora una certa soddisfazione all’idea che a cena si mangia quello che dico io, o quello che vuole lui; e se ci andasse di uscire per un gelato potremmo anche andare e tornare quando ci pare.
Da quando sono a casa mia trovo sempre una stanza vuota dove poter fare una telefonata, e il bagno libero per fare la doccia quando mi va.

Ho tutto quello che mi serve, e posso fare del mio tempo quello che mi gratifica di più, non solo quello che devo.
Rinunciare e sacrificarsi certe volte è stato molto doloroso, e nonostante oggi capisca il perchè di certi divieti potrei comunque dire che alcuni erano sproporzionati.
Mi hanno sempre detto di avere pazienza, di saper capire che un giorno sarei stata abbastanza grande per ottenere tutto quello che ho adesso. Qualche volta però mi scopro a desiderare cose che albergano nell’attesa dall’adolescenza, sapori e sfumature di una me un pò sbiadita ormai.

Sabato sera siamo usciti e siamo capitati per caso ad un concerto, ed è bastato scoprire il nome del gruppo che avrebbe suonato per sbarrare gli occhi incredula.
Tredici anni dopo aver litigato e pianto con mia madre, dopo averla accusata di starmi privando di un opportunità unica nella vita, mi trovavo lì, in mezzo a un paio di centinaia di ragazzini, ad ascoltare i Punkreas.
Più della prima metà della scaletta non la conoscevo. Una volta uscita dal liceo è diventato sempre più difficile sentire tutta la musica differente che potevo ascoltare dai walkman dei miei compagni di classe.
Ma a me sono bastate quelle 5 canzoni che sapevo a memoria, e che oggi, nonostante non le canti più, riesco ancora a tirarle fuori dalla gola e urlarle insieme a gli altri.

Ho riso tanto di me. Il tempo trascorso mi ha cambiata, ma non ha cambiato l’atmosfera di certi momenti.
Sotto il palco si pogava, accanto a me le ragazze facevano gruppo stretto senza i ragazzi e cercavano di ballare, dall’altro lato i ragazzi ubriachi di birra cantavano e saltavano a tempo; l’uniforme dei partecipanti era per quasi tutti percing, jeans, t-shirt nera e scarpe da tennis logore; i veterani avevano i capelli di mille colori.
E io, invece di essere lì per vedere il tipo che mi piace, delle spille da balia come orecchini, di un vecchio jeans chiaro strappato, di una maglietta sciupacchiata col tribale e della borsetta etnica dove nascondere le sigarette, ero vestita con la camicia e il maglioncino sobrio, gli orecchini seri e la shopping bag che cita “NON HO TEMPO PER SPOSARMI”, ho smesso di fumare, e tenevo le dita intrecciate al mio compagno … ma mi sono divertita come se avessi ancora 16 anni.

Questa si che è una rivincita.