Un pò perchè la mia collega se n’è andata, un pò perchè ho lavorato più dell’abituale, senza tralasciare che mi sento troppo lontana per aiutare i miei a rimediare ai loro guai …. io so solo che qualcosa dentro cede.
La sento franare e seppellire tutte le cose buone che posso cogliere dalla mia vita. Grandina e rompe tutta la fragile armonia che sento di possedere, di aver coltivato. La sento crollare sotto i piedi, e mi ritrovo sommersa dai pensieri che tento di lasciare lontani.
Inadeguatezza. Paura. Ricordi di dolori dai quali non ho potuto difendermi. Una profonda tristezza.
A quel punto basta un nonnulla, è sufficente un respiro tiepido che mi soffia sulla nuca, o lo sfiorare l’affetto che mi circonda, che io piango.
Piango sconforto e gratitudine; la stanchezza e la necessità di non fermarmi.
Renoir mi fissa stupito, Cìdi mi guarda perplesso. E io mi vedo sfibrata e smagliata in più punti.
Tutto si sitema, per tutto c’è una soluzione. Per tutto tranne che per questo franare inevitabile del tono umorale.
Perchè non posso disfarmi di tutto il fardello? Non potrei, chessò, buttare un ponte su tutto e attraversare quel picco verso il basso della mia vita? Attraversarlo da quell’età a quest’altra, e proseguire dritta verso cose nuove; invece che ritrovarmi ad arrampicarmi sempre più verso l’alto, pestando brutti scivoloni, mettendo il piede in fallo, ritrovandomi troppo spesso in spiazzi dove lievi solchi delle mie unghie del passato sono ancora visibili lì sulla parete.
Come faccio a non sentirmi esasperata?
