Tre passi avanti e uno indietro

By giulietta79

Quand’ero piccola e dovevo camminare per lunghi tratti, con mia sorella ripetevo una filastrocca marciando a tempo, fermandomi e camminando all’indietro per qualche passo; e via, da capo,  tanti passi avanti e qualcuno in meno indietro. Eppure procedere.
Era un modo per non correre via, era un modo per tenere il ritmo degli adulti che non hanno fretta quando passeggiano. Era una rincorsa, era un trucco per restringere il tempo dell’attesa.

Da quando sono tornata dalla mia “vacanza” mi sento smarrita, persa di nuovo in due coscienze.
All’inizio è stato sconforto e lacrime. Ho cercato di tenere i denti stretti, credendomi al riparo dalla caducità della salute dell’anima.
Ma questo fine settimana è come se mi si fosse spezzato il cuore.
Perchè è così che mi sento, con il cuore spezzato … e in due parti che vivono di sentimenti propri.

Una metà, silenziosa, gioca le sue carte. Opprimendo il mio corpo con sensi di colpa, di paure, rifiuta il cibo. Non dice niente. Si è stancata di aspettare che l’ascoltassi. Ha deciso di agire a modo suo. Mi guarda facendomi sentire piccola e inadeguata.

L’altra metà si sente frustrata, umiliata, perdente … è la pallottola impazzita del mio io, quella che rende tutto più difficile.

Credevo, speravo, che questo sentirmi un tutt’uno con la mia vita sarebbe stato più certo; più definitivo. Ho sfidato me stessa sentendomi troppo lontana da certe brutte abitudini per ricaderci.
Fa troppa paura ritrovarsi senza il controllo dei propri gesti.
Invece si sono tesi i muscoli, i nervi e i tendini; si è contratta la fame, si è ristretto lo stomaco.
Non l’ho voluto. Non l’ho cercato. Eppure, dopo un anno, mi sono di nuovo ritrovata a inchinarmi, abbracciata al mio stomaco ribelle, a rimettere il mio pasto.

Troppa riverenza per un dolore così grande.

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