Archivio per la categoria ‘Rimuginando’

Vuota e amata

Febbraio 26, 2009

Seduta di fronte aquesto schermo, con Renoir addormentato da un lato, e dall’altro grissini e cioccolata, mi sento vuota e amata.

Non riesco a smettere di macinare, anche la notte i miei denti stringono e masticano parole e pensieri tristi.
Ma quando mi sveglio: è il vuoto.

Non è fame, non è solitudine, è solo uno strano senso di angoscia.

Non solo non mi sono lasciata il passato alle spalle, ma quando torna, torna co me l’avevo lasciato.
Il senso di paura e di  impotenza è lo stesso che era. Non c’è quel brivido soddisfatto dell’iniziare, quell’autoconvincimento che non mi farà del male.

Andare in bagno mi fa paura. Mi fa paura rimanerci da sola. Vorrei che qualcuno mi fermasse, che qualcuno me lo impedisse, e allo stesso tempo supplico nella mia mente “Lasciami andare…”

Odio il desiderio di nasconderlo.

Ho scelto di parlarne ad alta voce con lui. L’idea di mentirgli, di approfittare delle sue distrazioni, mi sembrava codardia e soprattutto disonestà.

Domenica ho pianto di fronte all’evidenza di essere in balia del mio inconscio, padrone del mio corpo. Ho pianto arresa, e temevo Lui mi consolasse nella speranza di ottenere di non farmelo fare.
Sono ancora, in fondo, convinta che mi si possa amare solo se cambio.
Fissando lo spiraglio della porta socchiusa, la luce del bagno accesa ad aspettarmi, mi sentivo paralizzata.

“Ti voglio bene piccolina. Non sono deluso.”

Mai ho detto la verità. Mai ho voluto confessare cosa dovessi fare. Mai ho dovuto affermare, con vergogna: ” … io …….. io vado a vomitare …..” aspettando delusione negli occhi di chi ascolta.

“Lo so.”

Con un bacio sulla fronte mi ha lasciata andare da un abbraccio caldo e stretto.

E chiusa in bagno non mi sono sentita libera e protetta, ma oppressa da qualcosa di troppo più grande di me.

Ho pianto. Di sconforto soprattutto. Non vorrei essere amata anche per questo.
O forse, semplicemente, non ho mai creduto potesse accadere.

Renoir dorme, proteso verso di me. Di solito, lo scalmanato, fa il diavolo a  quattro pur di sottrarmi alle mie faccende. Oggi invece sembra vegli su di me, sul mio silenzio. Credo che oggi lo confesserò a lui. Forse mi dirà anche lui “Lo sò.”

E mi sento vuota con questo senso di nausea. Vuota.

Ma amata.

mani

Tre passi avanti e uno indietro

Febbraio 23, 2009

Quand’ero piccola e dovevo camminare per lunghi tratti, con mia sorella ripetevo una filastrocca marciando a tempo, fermandomi e camminando all’indietro per qualche passo; e via, da capo,  tanti passi avanti e qualcuno in meno indietro. Eppure procedere.
Era un modo per non correre via, era un modo per tenere il ritmo degli adulti che non hanno fretta quando passeggiano. Era una rincorsa, era un trucco per restringere il tempo dell’attesa.

Da quando sono tornata dalla mia “vacanza” mi sento smarrita, persa di nuovo in due coscienze.
All’inizio è stato sconforto e lacrime. Ho cercato di tenere i denti stretti, credendomi al riparo dalla caducità della salute dell’anima.
Ma questo fine settimana è come se mi si fosse spezzato il cuore.
Perchè è così che mi sento, con il cuore spezzato … e in due parti che vivono di sentimenti propri.

Una metà, silenziosa, gioca le sue carte. Opprimendo il mio corpo con sensi di colpa, di paure, rifiuta il cibo. Non dice niente. Si è stancata di aspettare che l’ascoltassi. Ha deciso di agire a modo suo. Mi guarda facendomi sentire piccola e inadeguata.

L’altra metà si sente frustrata, umiliata, perdente … è la pallottola impazzita del mio io, quella che rende tutto più difficile.

Credevo, speravo, che questo sentirmi un tutt’uno con la mia vita sarebbe stato più certo; più definitivo. Ho sfidato me stessa sentendomi troppo lontana da certe brutte abitudini per ricaderci.
Fa troppa paura ritrovarsi senza il controllo dei propri gesti.
Invece si sono tesi i muscoli, i nervi e i tendini; si è contratta la fame, si è ristretto lo stomaco.
Non l’ho voluto. Non l’ho cercato. Eppure, dopo un anno, mi sono di nuovo ritrovata a inchinarmi, abbracciata al mio stomaco ribelle, a rimettere il mio pasto.

Troppa riverenza per un dolore così grande.

A volte ritornano

Settembre 16, 2008

Non so da quanto tempo mi ripeto che non solo è il caso, ma che scrivere qui mi manca per davvero. Certo non è facile trovare le parole in mezzo a tutto il bisogno che sento di allontanarmi da me e dai miei paturni.

Non è facile convivere con tutti i pensieri che mi trascino in giro: il passato, il presente e il futuro, che tento costantemente di mantenere separati, ma che sembra non possano far a meno di impastarsi tutti insieme confondendomi sempre di più.
Ho provato a prenderne uno per volta, ho deciso che era proprio ora di concentrarsi sul tempo presente, ed è stato bello finchè gli altri non hanno cominciato a lamentarsi. Li ho lasciati in sospeso, non potevano accettarlo.

Settimana scorsa sono rimasta “sola”; con Cìdi impegnato per lavoro, avendo la macchina tutta per me insieme al tempo e allo spazio, mi sono ritrovata con me stessa ed ho avuto paura.

Ero quella Io di tanto tempo fa, una Me assolutamente sfiancata, ma intenta a lottare contro quei pensieri che si ingarbugliavano. Ero una Giuli che assegnava posti, luoghi e momenti a tempi passati, presenti e progetti futuri. Certo non l’avevo subito vinta, ma ci lavoravo sodo, e riordinavo quel pasticcio che era la mia anima.
Quando è arrivato Cìdi ho trascurato quel mestiere rendendolo un hobbie sempre più trascurato.
Forse ho corso troppo.
Forse avrei dovuto continuare a coltivare questo lavoro.
Sta di fatto che un giorno, io, ho ordinato l’esilio di quella Me troppo sfibrata, troppo imbarazzante, troppo differente dalle persone che vivono con normalità.
Lo ammetto, è stato per vanità. Una scelta fatta per accontentare il nichilismo, lo stesso che mi ha portato paura, fame e desolazione. Negare tutto, non solo quello che non riuscivo ad affrontare, ma anche Me, l’unica parte che si opponeva al disfattismo; meglio cominciare da zero; meglio fingere che non sia accaduto mai niente di tutto questo.

Non posso negare che però da una parte mi abbia aiutato a prendere le distanze da una situazione che ormai mi ossessionava. Ho potuto dimenticarla e riprenderla con più lucidità. L’ho guardata come avrei sempre voluto guardarla, anche se al primo sguardo ho avuto paura.

Ma non sono tornate le stesse paure, e nemmeno le stesse angosce, non è tornata la stessa stanchezza ne terrore di non venirne a capo.
E’ tornata la consapevolezza, e anche quel poco di autosufficenza che mi stavo costruendo intorno quando ho scelto un compagno e un destino. E’ tornata quella solidità di spalle che avevo quando non potevo farmi accompagnare per mano da nessuno, ma solo della fiducia e sicurezza che Cìdi mi era vicino con il cuore e la mente in ogni scalata che ogni giorno affrontavo, ma che portavo a termine tutta da sola.

Ho ricominciato a scrivere in solitudine, a raccontarmi di nuovo come sono andate le cose, mi sono guardata negli occhi e riletta nell’anima; seduta ad ascoltare una voce che veniva da quel diario, ho ritrovato il tempo trascorso a ricompormi; e senza entusiasmo, ho risincronizzato il passato al presente, depennato il lavoro gia fatto, accantonato aspettative eccessive ed insensate, ho pianto per quel che è stato … e per la prima volta sento di possederlo quel progetto del mio futuro.

Sono sempre io

Aprile 8, 2008

Ci sono stati momenti in cui mi traboccavano parole dalla testa … altri in cui il silenzio d’attesa svuotava tutto.

Ci sono giorni in cui ho bisogno di dirlo come sto, ho bisogno di urlarlo! E altri in cui ho timore di me stessa e mi osservo impietrita.

Mi ritrovo a guardare quella donna informe e inconclusa, e anche se non dovrei, mi ignoro.
Ignoro quel dolore costante nel profondo dell’autostima, quel bruciore lancinante nell’orgoglio, lo ignoro insieme ai dolori alle gambe, alla testa o alle ossa.
Vivo me e il mio corpo come un aggiunta fastidiosa alla mia esistenza da tanto ormai, e siccome è comodo talvolta, ho aggiunto tutti quei mali dell’anima che vorrebbero parlarmi.

Mi piace raccontarmi che ora è tutto cambiato, e forse non vivo più il 40% della mia vita chiusa in bagno a pesarmi, ma c’è qualcosa di torbido in quello che espiro.

“Sei sempre tu …”

E quando me lo dico c’è una delusione talmente forte che mi sento crollare ….. sono e sarò sempre io. Con i problemi annidati tra i capelli, sotto le unghie, tra le pieghe del ginocchio.

Sono sempre io.

Io e i miei incubi, e le ossessioni imbavagliate che si ribellano quando non sono vigile.

Non so dove ho sbagliato, ma la rappresaglia è serrata, e il mio io torna alla carica.

Non so se ho paura …… però sono preoccupata. A volte mi scopro in attesa che questa situazione mi sfugga di mano, smetta di essere incatenata a me, che smetta di essere sotto la mia custodia

E che scappi pure, che faccia quello che deve fare e distrugga tutto

Basta che mi liberi da questa fatica.

RIVOGLIO IL MIO BLOG

Marzo 14, 2008

Lo rivoglio, è mio …. l’ho scritto per 2 anni e mezzo, e ora me l’hanno portato via.

Mi hanno strappato ricordi, foto e canzoni, non ho più ciò che avevo tracciato.
Tutta la strada percorsa fin qui è finita chissà dove.

Ora c’è solo un vuoto, c’è solo uno spazio che non posso riempire.
E fa male come se mi avessero derubata, come se mi avessero perso un oggetto prezioso.

Rivoglio cio che è mio.

Nebbia

Febbraio 25, 2008

La nebbia mi ha raggiunto anche qua.

Compatta e solida, inamovibile, ha infagottato tutto.
Ha imbrogliato e nascosto tutto quello che riconosco lungo la strada dal lavoro a casa mia.
Tutto e tutti hanno rallentato, e all’improvviso c’è stato spazio per un infinito incerto, c’è stato tempo per sorprendersi di qualcosa che non è mai sparito, comparendo quasi all’improvviso.

Di notte le luci sono rimaste leggere, sospese nel nulla, finalmente importanti, affascinanti e attraenti.
E questa mattina gli alberi ancora anneriti per il lutto che segue all’autunno sono diventati immensi, abili a dividere il cielo e la terra impastati dalla nebbia.
Le case hanno sonnecchiato lontane dal sole, mentre i terreni incolti sono stati inghiottiti da un bianco oscuro.

Seduta al mio posto di navigatrice ho lasciato riposare gli occhi di fronte a tutto questo. Mi sono sentita protetta, nascosta, senza fianchi scoperti.

Sarà forse perchè sò persino che profumo abbia la nebbia che mi rasserena, dopo tutto ho convissuto con lei per molto tempo.

Per una volta invece di deprimermi mi ha sorretto.

Non credo di non temerla più, è solo che non mi coglie impreparata, e so esattamente dove ho i piedi ….. e i miei punti fermi non sono lì a rasserenarmi, ma conosco la strada verso casa.

Nebbia

Preme ttendo

Gennaio 14, 2008

Con Cìdi va tutto una meraviglia, davvero.
Non litighiamo, e se non ci capiamo (cosa che capita), se ne parla punto e basta.
Si
porta pazienza su alcune cose (tipo io che dimentico il forno acceso, o
chiudo male il barattolo dei biscotti), ma non costa nessuna fatica.
Ormai ci capiamo a mezze parole, non dobbiamo dirci tutto.
Ci
facciamo un mucchio di risate, sempre a pirleggiare, ci divertiamo
anche a giocare a briscola, tra lotte nel letto e a ridere di me che
inciampo in me stessa …. per dire: l’altra sera ho passato un minuto
buono a sprimacciare il mio cuscino preferito, e come ho finito e fatto
per appoggiarci la testa, Cìdi me l’ha tolto di scatto e io ho picchiato
la testa sul materasso che non è morbido come il mio cuscino :°( …
cattivo!
Ha riso così tanto che è caduto dal letto. Ovviamente è finita in rissa.  :D

Dopo
3 mesi di sorprese non ne abbiamo avute … dopo tutto siamo sempre
stati onesti l’uno con l’altra e viceversa. Stavamo insieme da qualche
mese quando mi ha detto "Con te sono felice perchè posso essere me
stesso", e io ho toccato il cielo con un dito!

Però io non sto propriamente bene.
In sostanza …. sono triste. Ma non per qualcosa di specifico. Sono depressa.

Mi
ripeto spesso che è solo depressione, perchè la riconosco: piango senza
motivo (come adesso che mi sento il magone), non riesco a dormire la
notte, e poi durante il giorno spesso finisco a fissare il vuoto con
l’aria spenta.
Non ho un lavoro … certo non ci manca niente, ma sono seriamente angosciata, non
mi sento libera.

E poi sono lontana da casa.
Questa è una cosa complicata.
Quando
ci sono tornata per Natale mi sono sentita strana, perchè non la
sentivo "casa mia", anzi volevo andar via, ma mi mancano piccole cose,
anche solo sapere come stanno.
Soffro. Anche perchè a Novara ho lasciato amiche, abitudini, e una certa confidenza con quello che mi circondava.

Qui non si sta male.
Solo
che …… mi sento un pò persa.
Il dialetto è la lingua principale, e
non somiglia neanche lontanamente a quello che posso conoscere io.
Hanno anche usanze particolari, e modi di dire che non ho mai sentito.
E tutti si comportano al riguardo come se in tutta Italia fosse uguale.
Io mi sento diversa.

Con
Cìdi ne parlo, anche spesso, di tutto questo, ma lui ….. non
riesce a capire fino in fondo come vivo tutto questo, e non è certo una
colpa. Non può entrare nella mia testa, non ce l’ho con lui, ma per me è tutto così
difficile …..

Spesso abbiamo passato il pomeriggio nel letto. Io a
piangere, e lui abbracciato a me che aspetta e
si dispiace ….. e io piango anche di più perchè sto piangendo e lui non ne ha colpa.

Insomma, l’unico problema che ho è che ….. mi perdo ancora.
Sprofondo in un grigiume appiccicoso e pesante.
Io mi sento mostrusa, inutile, avrei voglia di massacrarmi, di comprimermi fino a raggiungere la forma meno fastidiosa, annullandomi il più possibile.
Ma
per fortuna ho un nuovo specchio dove guardarmi, e dentro di me spero
che avere Cìdi accanto mi aiuterà a non ricadere in quello che è
stato.

Specchio

Nel silenzio

Settembre 9, 2007

A volte vivere in questa casa diventa un grumo in gola che non so sciogliere.

Questa casa mi intristisce proprio. Due settimane fa sono tornata dopo qualche giorno a Udine e non ho trovato i miei cuscini sul letto, se li erano divisi gli altri.
A volte non si rendono conto di quanto mi facciano pesare che non sono più "di casa", piuttosto qualcuno in un limbo indefinito che transita nel loro focolare.
Credo di essermela chiamata, perchè per prevenire mi sono messa sulla difensiva anche prima che cominciassero a comportarsi così.
Talvolta spuntano sfuriate che io davvero non capisco … sembra che ce l’hanno tutti con me senza un perchè.
In realtà ……. la verità è che gli esaspero. Non mi guardo mai quando scelgo certi atteggiamenti.
E quando ho scelto di non sommergere con le mie preoccupazioni idiote le mie sorelle, e di non dire troppo ai miei genitori per non creare preoccupazioni superficiali, non credevo che di me si vedesse un muro.
Perchè per trattenere tutte queste emozioni ci vuole parecchia forza e fatica, e agli occhi degli altri è un’atroce tortura capirlo. Credono sia una scelta che si basa sul disprezzo.
In realtà mi intimidiscono.

Ma è più forte di me. Non sono capace di lasciar scorrere le parole, non con loro! Non sopporto il loro modo di rapportarsi con le mie parole: devono per forza rispondermi con una critica.
Loro sono fatti così.
Io sono faccio così con loro.

E allora un pò di sconforto cresce dentro. Mi mancheranno nonostante tutto. Ogni volta che torno a casa per 24 ore ho davvero piacere e voglia a stare con loro … poi torna il resto, e lo vivo come un’invadenza.
Sembra non ci sia soluzione. Non che sia mai esistita …! Eppure ci perdo un sacco di tempo ogni volta.

Mi prende l’ansia. Ho bisogno del mio fagotto. A volte ne ho bisogno gia appena sveglia.
Ho bisogno di mettermi sotto le coperte con la testa tra i miei cuscini e sprofondare parlando con me stessa …
Faccio finta di stare tra le braccia del mio uomo.
Fingo di essere nel silenzio dell’intimità, nel calore delle parole sussurrate, richiamo la sua voce dai ricordi, e faccio silenzio.
Faccio finta di star dormendo, risvegliando tutti i desideri che ho nel cuore.
Ascolto il mio respiro. E sono di nuovo senza parole.

Silenzio che inghiotte tutto, anche me.

E se non fosse per quel fagotto, non saprei dov’è il mio posto.Sognare

Condoglianze

Luglio 12, 2007

Si spegne alla giovane età di 20 anni una parte di me, dopo una dolorosa notte insonne.
Era una brillante Giulietta, dedita all’Ego del Single, sempre pronta a spronare i desideri di indipendenza e
di solitudine. La sua malattia manifestatasi negli ultimi 12 mesi ha turbato profondamente tutti.

Lascia in uno sconsolato dolore la Giulietta Paurosa e quella Indecisa, alle quali ha sempre dato tutto il suo carattere. Vengono oggi affidate a una Giulietta Responsabilizzata e Coraggiosa che intendono, senza opprimere le loro attitudini, portarle verso altre priorità.

L’impronta delle sue irreprensibili lotte rimarrà per sempre dentro di me, cosciente che la sua esistenza è stata indispensabile per permettere a tutte noi di crescere ed arrivare ad oggi pronte a vivere anche senza di lei.

Si apre una nuova fase della mia vita. Con la nascita di una Giulietta che Spera. Finalmente protesa al futuro sereno, Giulietta e tutte le sfaccettature del suo carattere danno l’ultimo saluto a quella parte di me ch mi ha dato la forza di arrivare ad oggi.

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Ti aspetto

Maggio 27, 2007

Mi sono persa.
Ho ricominciato a sentire quel senso di stanchezza … quella sensazione pesante di fastidio e intolleranza per l’esistenza.

Non centra che le cose nella vita vadano bene o male, mi scoccia vivere.
Mi da noia affannarmi, mi molesta dovermi alzare al mattino, mi stufo a cercare di stare in equilibrio tra i miei umori violenti.

Giro di nuovo con quella faccia insofferente, le gente pensa di scocciarmi se per caso mi fermo a pensare e non parlo. La testa pesa di lato con gli occhi socchiusi, i capelli legati alla buona, la mandibola tesa in avanti, le spalle cadute, le braccia inermi, i polzi incrociati coi palmi in alto appoggiate sulle gambe …

Sono di nuovo invidiosa. Mi sembra di non avere cio che merito.
Invidio il peso come il buon umore di chiunque incrocio, e se finisco qualcosa del mio operato la osservo da lontano come se fosse insulsa.
Mi sono dissociata dalle mie aspettative. Ho messo in standby i pensieri.

Non mi va di pensare. Sento che qualcosa di buio sta nascosto li dentro, e ho paura a guardarlo … perchè dopo tutto mi ha gia presa senza che nemmeno lo nominassi. E adesso mi sono persa.

Mi affacendo anche per digiunare e faccio di tutto per non avere un istante per liberare la testa, così finisco indecisa e improduttiva a fissare il vuoto dentro lo specchio.
E non mi piaccio più. Non sopporto la mia vista, potessi mi cancellerei, per poter rimanere trasparente come il solco della matita nel foglio bianco, e vorrei che le uniche dita che mi rilevassero fossero le sue.

Si, lo ammetto: per la disperazione cerco di immaginarmi un universo solo di lui, delle cose che dice, e dello sguardo che ha della realtà.

Oppure mi lascio stupire dal tempo che trascorre e cambia le cose che io
voglia o no, e ci sono degli istanti in cui mi sembra di apportare la
mia piccola goccia nell’oceano, anche se si tratta di una lacrima, lei
sarà lì in mezzo … e credo che non la rimpiangerò, l’importante è
esserci stata.

Quello che non riesco a fare è sentirmi importante per me stessa …
"Concentrati sull’ORA, questo stesso istante: non sarai mai assente e avrai vissuto tutta una vita."
Mi è sempre sembrato un buon consiglio, ma non riesco ad esserci sempre.

Mi siedo, insopportabilmente irraggiungibile, rispondo aggressiva con quel tono concludente ed eludente, non permetto a nessuno di consolarmi.
Mi odio, ma ho bisogno di star sola.
Mi sento come senza ombra, come se non avesi nessuno spessore.

Mi sto aspettando.

Sto aspettando che io faccia la mia comparsa con il pensiero giusto per uscire da questo ingorgo, con l’idea geniale che mi ridarà gli occhi per guardarmi e vedermi. E ricomincerò a respirare. Riprenderò a sognare. Riavrò il mio sorriso.

Io ti aspetto Giuli. Non sò dove tu sia finita scavando lì, dentro l’anima, ma non puoi stare lontana ancora troppo a lungo.

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