Pazza d’amore

Svegliarmi al mattino da un pò di anni è un sollievo.

Trovarmi accanto il mio fagotto preferito non ha prezzo! Per molto tempo ho pensato che nulla avrebbe potuto rendermi più felice … ma è bello scoprire che la vita non ha ancora smesso di darmi e sorprendermi.

Ora ogni mattina, non appena apro gli occhi mi metto pancia in su e  tu ti giri e ti stiracchi. Allunghi i piedini e scalci, muovi le braccia e le manine chiuse a pugno. Chiudo gli occhi e suppongo … “è pancia in su, no, è di fianco…!”.
Ma nulla è chiaro, è più che altro immaginazione. E ho sofferto pensando a quanto poco spazio hai, e magari vorresti sgambettare. È un mese che mi domando come possano essere i piedini che mi correggono la postura dalla mattina alla sera … sono una mamma impaziente! Vorrei fossi già qui, vorrei già vederti!

Eppure quando questo accade rimane la sorpresa e lo stravolgimento, come se non fossi mai pronta. Oggi, all’ecografia, ho avuto un istante in cui volevo dire “ma quella creaturina sovragitata è mia??!?”.
Vedere il tuo visino coperto da un braccio, la tua schiena nervosa, con ogni singola minuscola vertebra, mi ha lasciata senza fiato. Ma quei piedini …! Ahhh quei piedini! Sempre dietro il mio ombelico, e non sapere come sono …… vederli è stato come respirare tutta l’aria fresca del mondo, come sentire tutte le onde di tutti i mari e tutti gli oceani in un unica armonia, come vedere mille arcobaleni in un giorno solo.

Non si è mai pronti per così tanto! Pensare che quei piedini ti porteranno chissà dove, dopo averli avuti così vicini al cuore … quanti passi ti vedrò fare?

Ho paura che quando ti vedrò impazzirò piccola Eli!

Vita nuova

Mi aspetta un anno pieno di sole.
Sei qui! Rinnoverai la mia vita.
Inizio l’anno pensando solo a te. Continuo a farlo con stupore, continua a essere un piccolo shock.
Ma ora sei qui, anche se credevo sarebbe stato difficile per te raggiungerci, anche se pensavamo ci sarebbe voluto tempo e pazienza.
Ma ora il tempo serve a te, e la pazienza fatico a trattenerla. Aspetto lo scorrere delle settimane per poterti vedere e sentire, per comprovare che il tuo cuore batte furioso, e mi rassicura saperti così intenzionato a continuare ad esserci.

Ora sono in attesa, ti aspetto, e mi preparo. Ma è già tutto diverso, che io lo voglia o no, che sia pronta o meno.

La mia vita non è più la stessa, e non lo sarà mai più. È come nuova, inesplorata. Non sono servite mani grandi e forti per trascinarmi a viverla, bastano le tue: piccole, piccolissime.

Certo, a volte ho un pò paura; guidarti non sarà un gioco, e mi domando se saprò darti tutto il sostegno di cui avrai bisogno.

A volte ho paura dei tuoi primi giorni, altre temo di più la tua adolescenza.
Altre volte so esattamente cosa farò. Altre ancora ho forti dubbi alriguardo, ma so quali errori non commetterò.

In mezzo a tutto questo caos tu continui a crescere, scombussoli il mio corpo lasciandomi esterefatta e spaventata.
Ma ti amo così tanto! Ti amo così tanto che mi viene da piangere!

Il tuo papà mi canzona un pò … sono diventata più lunatica del solito, e non riesce a trattenere risatine di fronte ai miei pianti sconclusionati e commossi per piccole assurdità.

Ma vorrei che tu lo vedessi, anzi, sapessi quanto  è cambiato da quando  gli ho detto che ci sei tu!
Superati i primi 5 secondi di stupore ha deciso che eri il suo orgoglio più grande, e ha cominciato subito ad amarti alla follia.
Quando ho temuto di perderti a lui si è spezzato il cuore, ne sarebbe potuto morire. Per fortuna sei qui! Quando ti ha visto la prima volta si è sentito agitato, e al sentire il tuo cuore ha cominciato a ridere nervoso, esplodeva di gioia! Ha dato la notizia a chiunque non appena ha potuto, e per Natale ha subito voluto montare la tua culla. Ti ha ricavato il tuo spazio, ti immagina già lì! E parla di te con gli occhi ricolmi di un qualcosa di invidiabile, è una luce che scalda, ti sfiora le guance e ti fa sorridere.

Quando parliamo di te lo facciamo ponendoci tante domande. È divertente perchè a me rassicura l’idea di diventare mamma perchè avrò lui accanto e sarà uno splendido e sicuro di se papà; e lui si rassicura all’idea di diventare papà convinto che sarÒ una splendida e convintissima mamma.
Ci piace fare progetti su di te e con te, coscienti che vale la pena godersela ora che non sei qui a spiegarci che non sarà così semplice.

Non vedo l’ora … non vediamo l’ora! Vorremmo  che fossi già qui a imporci i tuoi ritimi e i tuoi tempi. Poterti guardare e non smettere di stupirci, perchè ti amiamo tanto, ma questa pancia è quasi una barriera.
Per fortuna il tempo vola ….

A proposito, siamo già nel 4 mese, sai? E oggi mi è sembrato di sentirti …

Raggiante

“Sei raggiante”, “Ti vedo felice!”, “Come sei solare oggi…!”

SI: sono RAGGIANTE, mi sento addosso il calore di quel posto al sole che cercavo. Posso crescere, e questa sensazione è unica.

Poi non ho tempo per fare le cose con calma, e dormo poco per poter far tutto. La sera devo fare mille cose, oltre la cena e il pranzo per il giorno dopo.
Ma poi potrei parlare per ore di com’è il corso, di cosa succede al corso, di chi fa con me il corso … è diventato l’epicentro di ogni brivido che mi percorre la schiena, ho piantato i piedi e riuscirò in questo progetto, costi quel che costi.

La verità è che mi sento baciata dalla fortuna, ma non per questo per forza “speciale”, è solo l’occasione che mi sfiora le dita e si lascia acchiappare; e ce l’ho, ed è stretta nelle mie mani; ora che ho questo obbiettivo, un obbiettivo, e mi sento viva.

E sono raggiante. Mi porto  dentro un segreto che non posso nascondere, indosso un sorriso che mi veste una meraviglia, sono DECISAMENTE felice, MOLTO felice!

Gradirei meno amore…

Stta mattina alle 6:45 mi sono mossa nel letto, Quasi sveglia, salutavo i sogni e prendevo coscienza, sentivo il mio respiro meno profondo.

All’improvviso qualcosa si muove, fruscia il piumone. Qualcuno si stiracchia.

Con passo elegante sento sprofondare il piumone sotto il peso di quel ciccione di Renoir. Si ferma sul mio cuscino e mi annusa la faccia. Mi sussurra delle fusa acute,e infila il suo naso freddo contro il mio collo. Allunga una zampa, allunga anche l’altra, e comincia ad impastarmi il collo … con le unghie.

PROVO a protestare, ma non ero ancora del tutto sveglia, e prima di poter reagire Renoir si muove, fa mezzagiravolta, e lascia cadere i suoi 3 kili sulla mia faccia, ronfandondomi tutto il suo amore.

Mi adori, lo so. In questi giorni ci siamo visti poco, ti sono mancata. Lo capisco! Ma se mi uccidi infilandomi la tua pellaccia negli orefizi che mi permettono di respirare non andiamo molto lontano … prima o poi finisce male!

Un nuovo inizio

Come da titolo: ci siamo! Lunedì mi hanno contattata per avvisarmi che ho passato la selezione: ne hanno scelti 30 (due classi da 15) su 135 iscriti.

Mi sento un magnifico 10% 😀

Devo dire che ieri ero non poco impanicata. Come mio solito mi lascio prendere dalle paure più assurde, soprattutto quella di non essere in grado. Fatico ad accettare il concetto che non si può sapere tutto, e che molto lo posso sempre imparare … ma comunque! L’importante è che ho sempre lo spirito adeguato per sentirmi obbligata a dare il massimo.

Ho una classe bene assortita di persone di varie età. Ovviamente mi sembrano tutte più giovani di me, e credo di non sbagliare. Molti hanno l’aria di aver appena lasciato la scuola, altri di aver provato a lavorare. Molti hanno tentato l’università ritrovandosi insoddisfatti.
Qualcuno si è barricato dietro la spocchia. Qualcun’altro ho paura sia sinceramente convinto di essere il migliore.
Poi ci sono i terribilmente insicuri, e non ho nasato la mia categori: i finti spavaldi, quelli che se la fanno sotto, ma mascherano bene e si fanno coraggio.

Essendo la scuola un centro che si occupa anche di famiglie e ragazzi disagiati, abbiamo anche qualche ragazzo con un piccolo ritardo mentale. Ma per ognuno di loro c’è un tutor di sostegno, mi piace moltissimo come ambiente.

Gli insegnanti sono seriamente innamorati del lavoro. E dalle raccomandazioni, anche particolarmente allenati: hanno sottolineato l’importanza della puntualità, e anche sull’utilizzo del computer per cose personali come Facebook, è assolutamente vietato cazzeggiare. Il corso è proprio impostato come un lungo stage in un vero ufficio, e si sono preposti l’obbiettivodi far capire nella maniera più veritiera che cosa significa fare questo lavoro di Grafica Pubblicitaria e Web Design.

Si sono anche raccomandati di cogliere il vero spirito del corso: non si può rifiutare una critica, ne viverla come un attacco alla propria persona, di non sentirsi disinteressati al lavoro altrui perchè è così che si impara a migliorare. Di interagire il più possibile, di lasciar perdere gelosie ed egoismi.

A quel punto mi sono sentita vecchia: galeotto fu il liceo artistico, ma soprattutto nel mondo del lavoro ho imparato che tutte queste cose sono ovvie.

Mi sono soffermata a osservare i miei compagni, e ho letto in molti di loro tutti quegli atteggiamenti impostati di chi si sente ossevato, giudicato.
Mi sono sentita ulteriormente vecchia … ma mi piace molto l’età che ho. Soprattutto viste le seghe mentali che mi faccio, almeno quella dell’aparire l’ho superata.

“Non pensate di dover fare gli estrosi o i super fantasiosi, no crediate che si creino solo campagne pubblicitarie, perchè spesso si tratta solo di saper valorizzare … i bulloni e le viti di un catalogo di ferramenta! E magari loro hanno anche foto brutte, mica come il fighissimo negozio di mobili … Però il negozio di mobili non ci paga prima di un anno, mentre il ngozietto ci paga subito: saper fare bene e subito QUEL lavoro significa avere un vero e buon guadagno.”

Non ho sentito cuori infrangersi, ma due o tre sogni cadere di botto si …!

E io? MAGARI mi pagassero per fare un catalogo di viti e bulloni! Altro che fare cassa e ciarlare con le clienti …! NON MI SEMBRA VERO: ho un Mac tutto per me e qualcuno che mi spiega dove mettere le dita sulla tastiera! Mi sento di avere tanto da dare, ma non i mezzi per distribuire le mie idee; quidi tutto questo sarà liberatorio.
Ci sarà anche da lavorare materialmnte a quanto pare, perchè nella consegna del materiale, oltre una chiavetta USB tutta mia, una penna e un blocco, c’era anche una matita, una gomma e un taglierino … mi sento proprio a casa!

Non vedo l’ora di cominciare per davvero!!!

Freddino, l’ingrediente che preferisco!

Mi sono svegliata con un pò di raffreddore, con Coraline incollata alle mie gambe, mio marito barricato nelle coperte, imbracciando un cuscino, arretrava coprendomi le spalle, in perenne guerra contro il freddo.

Fa freddino fuori dal piumone! Ho guardato tra gli spiragli della persiana, c’era un cielo argentato.
Ho pensato “si, fa proprio freddo”.
La radio sveglia si accese, il marito brontolò
I gatti, pigramente, sbadigliarono.
E io mi alzai con la ferma intenzione di cambare l’aria di casa!

ADORO il freddo! Finalmente posso ricominciare a stare in cucina ore, sorseggiando tazze bollenti di te nero … E FARE LO STRUDEL!

Oddio, quanta voglia ho di studel!!! Sono settimane che compro mele, pinoli, controllo le scorte di uvetta, burro e uova. Farina, zucchero e rum non mancano mai.
Ma lo strudel va lavorato con calma: bisogna congelarsi le mani pulendo frutta, bisogna aspettare che tutto abbia preso sapore a rum, non si può arrotolarlo senza coraggio!, va infornato con golosità, la casa deve essere ben chiusa così si profuma tutta di zucchero, e va mangiato caldo, appena fatto, godendosi le mani fredde e la felpina. Perchè se non fa freddo … non è la stessa cosa!
Lo strudel è una faccenda seria. È 1 ora e mezza di sacralità.
E OGGI FA FREDDINO, ora ho proprio tutti gli ingredienti!!!!!!

Si, mi sono svegliata con lo Strudel in testa!

Ricettina

per l’impasto:
– 300 gr di farina
– 50 gr di burro morbido
– 1 uovo
– 1 cucchiao di zucchero (30 gr)
– 1 pizzico di sale
– qualche cucchiaio di acqua
importante: servirà un canovaccio pulitissimo o carta forno (un pò scomoda)

per il ripieno:
– 1 kg di mele renette o golden
– 50 gr di pinoli
– 50 gr di uvetta
– 70 gr di zucchero
– 70 gr di burro
– 50 gr di mollica di pan carrè (o pane secco)
– cannella in polvere
– rum
– 1 limone non trattato (serve succo e buccia)
– zucchero a velo

Prendiamo l’uvetta e l’ammolliamo in acqua tiepida.
Facciamo l’impasto: bisogna impastare gli ingedienti, aggiungendo acqua fino ad ottenere un impasto liscio. Rovesciatelo sulla spianatoia e … picchiatelo col mattarello!
Potete urlare “maledetta pastarda, ti odio, sei una bruttissima donnaccia di facili costumi!!!”, oppure “Brutto imbecillo, maledeto sessista, sei un uomo orribile per dindirindina!” se vi fa sentire meglio, può andar bene anche un “TI ODIOOOOO! MUORI, IMPASTO, MUORIIIIII!”, sentitevi liberi.  Impastate e ripetete finchè non diventa elastico. L’impasto si rafforza ad ogni mazzata, è importante non limitarsi per almeno 10 minuti.
A quel punto si è molto stanchi, coprite con un pò di pellicola, e tenete in un posto tiepido.

Facciamo il ripieno: dopo averle sbucciate, tagliamo le mele a spicchi e poi a lamelle (i tagliamele velocizzano questo lavoro), bagniamo col limone (prima grattuggiamo la buccia, va messa anche quella) e col rum. Aggiungiamo i pinoli, l’uvetta strizzata, lo zucchero e cannella a gusto. Mischiamo e copriamo.

In un penstolino sciogliamo metà del burro e tostiamo il pan carrè sbriciolato.
Accendiamo il forno a 180°

Prendiamo l’impasto, e lo appoggiamo al centro del canovaccio che avremo spolverizzato tutto con un pò di farina. Cominciamo a smattarellare e smattarellare, finchè non viene un rettangolo poco più piccolo del canovaccio. Adesso comincia l’opera d’arte: ci infariniamo le mani, e chiuse a pugno le mettiamo sotto l’impasto e facendo movimenti dolci lo allarghiamo per tutta la superficie, lo rendiamo sottile, come pergamenta. È FACILE, ma bisogna andarci sicuri!

Una volta steso lo farciamo. Mettiamo il pane tostato col burro come base: assorbirà i liquidi della frutta e preserverà l’impasto dallo sfacelo. Lasceremo 2 cm di bordo, e metteremo anche la frutta ben scolata dai liquidi.
Afferriamo il canovaccio e cominciamo ad arrotolare lo strudel stretto, con delle belle spintarelle, come per “tirarlo giù dal letto dormiglione!”. Sgilliamo le estremità arrolotandole su loro stesse.
Io faccio sempre in modo che la chiusura mi rimanga sopra, e poi lo faccio rotolare sulla placca con la chiusura in giù: basta della carta forno. Se non usate il canovaccio, basterà appoggiare tutto sulla leccarda così com’è. Si spennella con l’altra metà del burro e si inforna.

Un’oretta, ovvero quando diventa dorato, quando tutta casa sa di mele, ed è pronto!

HO GIÀ FAME … vado a sistemare la cucina, oggi devo assolutamente farlo!!!

Mi arrendo, ne ho bisogno …

… riapro i battenti!

Negli ultimi 5 mesi sono cambiate parecchie cose.
Dopo aver lavorato sodo per 3 anni ho ottenuto un contratto indeterminato, ho potuto mettere da parte abbastanza soldini per prendermi una macchinina usata, avevo dei risparmietti. E avevo deciso di sposarmi.

Ma il negozio dove lavoravo ha chiuso definitivamente a maggio (per incompetenza o come programmato? Mah, me lo domanderò per sempre …)

Così mi sono trovata disoccupata 2 mesi prima del mio matrimonio.
La mia reazione è stata stravagante, se da una parte gioivo del tempo che avevo, dall’altra iniziava la depressione.
Preparavo mille particolari, ma rimandavo le cose a cui tenevo.
La notte prima delle nozze ho pianto disperata dicendo a Cìdi che “siamo troppo piccoli per sposarci! È troppo presto!”.
Direi che deliravo. Ogni tanto ne ridiamo ancora.

La verità? Avevo tutto un’altro programma …
Sposarmi senza un lavoro, senza una certezza … era come saltare nel vuoto senza rete.

Ricominciare è la cosa più difficile del mondo.
Un matrimonio è una evoluzione della vita, e poi per me era un’esperienza diluita, vista la convivenza di 4 anni.
Ma perdere il lavoro con tutto il caos che mi circonda, è un inferno di paure e ansie.
Io mi sento vecchia …. altro che “troppo piccoli”!

Ogni tanto sono decisamente depressa. Ho anche avuto giorni tremendi, farciti da attacchi di panico.
E mi ritrovo bloccata in casa rifiutando tutto e tutti. Non voglio vedere nessuno, non li voglio sentire, non voglio le mie cose, non voglio usarle.

Non voglio questa vita di incertezze, non voglio questo senso di inutilità. E comincio seriamente ad odiarmi.

Per fortuna ogni tanto splende il sole: sono diventata moderatrice in un forum di dolci, e le mie nuove amiche mi spolverano di zucchero a velo il cuore quando sono troppo giù.

Ho cominciato a propormi, e ora capita che qualcuno vuole una torta, qualcun’altro seguire un corso. E io mi sento impegnata, mi sento utile. Non chiedo altro.

Ma le seghe mentali non me le faccio mancare! Mi sono iscritta a un corso per diventare grafico pubblicitaria e web designe, ma essendo gratis l’ingresso è a selezione e …. non mi hanno ancora chiamata! Credo che ne morirò se non lo fanno. Dovrei iniziare il 12, questo mercoledì.
Ma se lo fanno piangerò per 5 mesi per aver intrapreso una vita da studente, DI NUOVO, senza un vero stipendio. Oltretutto la disoccupazione è una miseria …

Chissà settimana prossima per cosa piangerò …..

Frustrazioni varie ed eventuali

Continuo, molto spesso, a sentirmi stanca di me.

Quando parto la strada sembra in discesa, con tutta le forze che ho mi ritrovo fiondata alla velocità della luce.

Forse è a questo punto che si scatena il panico, come se non avessi il tempo per dire “è esattamente così che voglio che vada”.

La tentazione … è quella di tirare il freno a mano, spaccare tutto, e scendere per procedere in tutt’altra direzione a piedi. Il problema è che a questa velocità è difficile capire anche se davvero voglio fermarmi e scendere.
Non so se voglio fare la brava collega, o se sono intimidita dagli altri. Non so se non mi va di cucinare dolci, o è la vita che non me ne da più il tempo. Le scelte le faccio, eppure non sono sicura di aver potuto davvero scegliere.

Non sono sicura di niente, come al solito.

Si, sono davvero stanca di me. Di sentirmi piangere e di sentirmi euforica lo stesso giorno.

Mi domando perchè debba stancarmi così tanto a percepire le mille sfumature dei miei sentimenti. Mi basterebbe un pò di superficialità, una aprossimazione del pensiero concreto. Così come sto ora mi domando dove pretenda di arrivare.

Insomma, falcate lunghe e veloci per carità! Non ne posso più di piccoli passi pedanti, sono stanca di notare tutto.

Una parte di me lotta per vivere ben presente, l’altra è terribilmente disgustata e vorrebbe seriamente vivere per i fattacci suoi, ben chiusa in un barattolo.

Un bel barattolo opaco dove arriva la luce ma non si può guardare dentro.

È da quando sono piccola che ho quest’immagine curiosa in testa. Mio padre lo diceva spesso “cosa vuole saperne quello lì, che vive chiuso in un barattolo!”, e a me scappava un sorriso.

Un bel barattolo verde blu, dove decidere il sapore della cioccolata migliore, e dove assaggiare la pelle del mio amore, delle sue labbra, ogni tanto in quel barattolo cucinerei un dolce, e mangerei chili di pizza. Nessuno a cui pensare, nessuno da vedere, solo io in una sorta di utero per adulti …….. non sarebbe affatto male.

verdeblu

Alla fine sono cominciati i preparativi.
Ed è strano come Il Matrimonio acquisisca un significato molto particolare per ogni persona che lo sceglie.
Se ne parlo cominciano i consigli che non servono, o quelli che non aiutano. Sono poche le persone che mi lasciano progettare.
Perchè io un mio progetto ce l’ho, ma se ne parlo diventa tutto sbagliato.

Vorrei indossare un abito che mi faccia sembrare ME molto bella e felice, non qualcun’altra; e questo non contempla un abito bianco, un velo, e un bouquet pesantisssimo.
Vorrei sposarmi in comune, perchè sento la mia fede come un’amica lontana che non vedo da troppo tempo: non condivido più molto con lei. E diventa difficile spiegare, a questo punto, che non penso proprio di spendere cifre assurde per dei fiori che decoreranno per pochi giorni un ambiente che non frequento da parecchio.
Vorrei una festa semplice, con le poche persone a cui voglio bene per davvero, perchè sia un’occasione per condividere un bel giorno tutti insieme. Saremo poco più di 50.
E siccome una festa alla fine ci sarà: vorrei darle un bel colore! VERDE, il mio colore preferito! Starebbe benissimo l’arancione come secondo colore …!
Non meno importante: mi rifiuto di spendere cifre spropositate per un giorno, si speciale, ma che semplicemente sarà il colpo di pistola sulla linea del “VIA”. I soldi mi servono per qualcos’altro. io voglio metter su famiglia.

Che altro serve? Beh, serve che il mio compagno sia felice, e quindi ho cominciato a scendere a compromessi. Anche lui, secondo me, ha il suo elenco di “vorrei”.

E alla fine ho cominciato ad organizzare per davvero, con persone che mi dicono “non riuscirai mai a fare qualcosa di diverso dal resto del mondo”. Quasi volendomi convincere che non potrò mai NON vestirmi di bianco, NON fare una signora festa con delle signore bomboniere. Traboccante di fiori, trucco e parrucco, come una torta americana che attraversa la navata di una chiesa possibilmente simile a una cattedrale …

Ma io non posso farmi una cosa del genere!!! Non dopo ANNI come fotografa in matrimoni, due volte alla settimana, sempre le stesse cose, le stesse idee, la stessa festa. Mi sentirei a lavoro un’altra volta, non minacciatemi con una cosa del genere!!!!!

Così come non potrei mai costringere Mi Amor a vestirsi da kiwi come me, con una cravatta arancione, a domandarsi chi gliel’ha fatto fare.
L’ho dovuto rincorrere per un bel periodo, ma ieri sera, passeggiando col sole che tramontava in centro città, finalmente si è sbottonato: “io mi vestirò di blu! È il mio colore preferito!”

“…ma nooo, ma come blu???? Marrone scuro no?? DAI, con una cravatta verde o arancione!!!!”

“….beh …. ma a me piace il blu … è il mio colore preferito …”

Non potevo dirgli di no, io il mio colore preferito ce l’ho piazzato dentro a calci e pugni ..
Il freddo e l’umido cominciarono a ghiacciarmi le punta delle dita. Bevemmo un bicchiere di vino con un crostino mentre decidevamo le bomboniere.
Non appena tornammo a casa io mi tuffai a cercare il connubio per non rinunciare ne io ne lui ai nostri colori.

Perchè esiste! Ed è favoloso!

“Amooooreeeeee, ho trovato LA soluzione!!! È bellissimo!!!”

Nel letto pinguino, a far caldo, arrivava il sonno.
Dietro le palpebre scorrevano prati e cieli, fiori e confettini … un mare confuso di abbinamenti e miglioramenti.

“Verdeblu” disse Giulietta.

“Verdeblu” rispose Cìdi.

(dal blog “the wedding diplomat”)

L’incastro perfetto

Si va scaricando l’ansia che avevo dentro. Concepita senza volerla, partorita con riluttanza.

Arrivano sempre a tirare le somme, e io sono sempre impreparata. Gli imprevisti mi spaventano come sempre.
Forse mi sono persa. Forse non so davvero cosa fare.

Ti ami? Quanto? Troppo?

Lo ami? Quanto? Troppo?

Qual’è la cosa giusta da fare?

Si parla solo di me, o si parla di noi?

Allora: che cosa vuoi fare? Lasciare tutto com’è o prendere una posizione?

È diventato difficile scegliere da quando non si tratta più solo di me. E mi rendo conto che col tempo diventerà sempre più difficile visto che si aggiungerà prima o poi qualcos’altro o qualcun’altro a questa famiglia acerba.
Cercare l’incastro perfetto tra personalità diverse è un’abilità che si può solo imparare. Ed è terribilmente complicato.
Non sono ancora pronta per tirare le somme e capire il mio ruolo, ma l’imprevisto non ha interesse nei miei tempi, ma solo nei suoi. E di solito i suoi tempi sono incredibilmente migliori. Sono io che rimango puntualmente indietro, che non sono capace di affrontare subito il peso delle mie scelte sbagliate. Mi chiede di ripetere la lezione: “allora, hai capito le prime leggi dell’incastro?”

Non lo so. un passo avanti e uno indietro. Non me ne pentirò?

Quello che mi fa più arrabbiare e aver tradito me stessa, e il mio sesto senso. Fino ad oggi quello che sono lo devo alle mie intuizioni, alla mia pancia, al mio io che mi dice “da qui in poi non fa per te”.
Ho saputo fermarmi a chiedere aiuto. Ho saputo voltarmi e cambiare strada. Ho saputo scegliere di cambiare tutto.

E sono sempre io quella che si mette in discussione, quella che si smussa, che vuole diventare migliore.

Si, sono presuntuosa. Ma me lo devo.
Me lo devo per non dimenticarmi che, in due anni che ho trascurato questo mio lato ho permesso a molte persone di farmi del male, e oggi voglio ricordarmi che non lo merito.

Non merito di sentirmi morire dentro. Non merito credere di non poter desiderare di meglio per me. E non è contro il mio compagno che oggi voglio scegliere di difendere me stessa. In questo cammino che facciamo insieme, avrò un peso anche io?

Lo amo? Mi amo?
Se non amo me stessa, a lui cosa rimane? Un involucro senza un futuro, perchè si può riempire solo da dentro.

Qual’è la cosa giusta da fare? Il mio dubbio nasce nella paura di negargli qualcosa?

Negargli di avere ME, tutta ME, non è peggio che dover ammettere che non si può costruire un rapporto sincero con la sua famiglia? Perchè per farlo, io lo so, dovrei diventare un a me senza niente di quel che sono in realtà.
O peggio: recuperare una me che si lascia morire lentamente, senza fare nulla per se stessa.

Farò quel che posso, ma è evidente che non potrò mai donargli quell’immagine bucolica di una famiglia allargata e unita.

E fa male.
Forse è il peso del fallimento. La sensazione di non aver potuto cambiare l’inevitabile.
Ma a questo punto cos’è che conta davvero?
Cosa butto a mare? Cos’è che non servirà più tra 10 anni?

Non lo so.

Allora di che cos’è che non si potrà far a meno?

Su questo ho dei forti sospetti …..

E lui mi ama?

Credo proprio di si.

C’è dunque tempo.

C’è tempo per migliorare le scelte fatte. Perchè non finisce qui, è solo un altro tassello da incastrare nelle fondamenta.

Non me ne pentirò.